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Eh… L’amore cieco e sordo

Donne, immaginatevi la scena.
Vi siete inspiegabilmente innamorate di un uomo con orridi denti, panza gonfia e quattro ciuffi spelacchiati in testa, probabilmente attratte dal suo carisma o dalla sua eloquenza caprina o chissà da che cosa; in fondo l’amore è cieco, irrimediabilmente cieco e, diciamocelo, pure parecchio sordo, un filino zoppo, indubbiamente masochista ed evidentemente scemo!
Quest’uomo panzuto sa di non essere fedele MAI e lo dichiara apertamente; va bene, almeno è sincero, lo perdonate.
Lo perdonate sì, ma non senza sofferenza; notti di pianti e disperazione che man mano vi hanno tolto energia e ora, debilitate dal pianto, andate a fare la spesa. Per lui, sia ben chiaro.
Riempite il carrello di leccornie con lo scopo di prenderlo per la gola, visto che la patata sembra andargli bene di qualsiasi orto, ma il panzone non è panzone per caso: mangia come un disgraziato e, soprattutto, beve come una cisterna.
Arrivate sotto casa, vi rendete conto che vi serve una mano per portare tutte quelle buste cariche di birre e cazzate insalubri, lo chiamate per chiedere un aiuto e lui vi risponde:
“Ehi! Se hai bisogno e non mi trovi, cercami in un sogno”.
Capito? Questo nemmeno alza il culo per darvi una mano, vi dice chiaro e tondo di sognarvelo un aiuto da parte sua!
A questo punto, se proprio non siete del tutto autolesioniste, almeno vi incazzate e glielo dite: “Adesso basta!”, ma lui è scaltro, rapido e vi zittisce subito con un “Amo te…”
Voi, dal cuore diversamente abile, vi siete già scordate tutto, al punto da sentirvi lusingate quando lui vi spiega perché meritate questo amore:
“Amo te, quella che non chiede mai e che non se la prende se poi non l’ascolto”.
Questo vi ama perché può trattarvi così, senza pagare pegno, capito?
Non è amore, è opportunismo!
E allora spero tanto che voi lo amiate per il suo cospicuo conto in banca, spero che quella spesa l’abbiate fatta con la sua carta di credito e che la birra gliela serviate bella fredda, con almeno 80 gocce di Guttalax!

 

 

A. Pina

A. Pina

Operaia specializzata in produzione di miele di amenità, vivo e lavoro reclusa in un monoalveare a causa di un istinto suicida che mi porta all’irrefrenabile bisogno di pungere ogni umano che incontro. Lascio qui, sull’Apinacoteca, le mie memorie d’esiliata.