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L’uomo che paga le donne

Quel poeta di Mogol, che di amor sempre cantò, secondo il mio modesto parere ha raggiunto l’apice della sua fama con Battisti per il semplice fatto che il compianto Lucio deve aver corretto il contenuto dei testi migliori.
Sono convinta fosse Battisti quello che usciva nella Brughiera dove non si vede a un passo per ritrovar se stesso, che fosse lui a vedere il sole dietro la collina e che non sapeva come far capire queste sensazioni al suo paroliere: “Giulio, tu non puoi capire, chiamale emozioni e non se ne parli più!”.
Io immagino Mogol non come un sensibile poeta, ma come il più retrogrado dei maschilisti.
Lui che paga Anna barattando il suo fiore con una motocicletta tutta cromata e che ogni notte ritorna a cercarla in qualche bar, nella speranza di averla gratis con un semplice “ciao, che fai?”.
Che donna, però: lo fa sentire davvero un uomo, ma quante braccia l’avranno stretta per diventare quello che è? Che importa, tanto non glielo dirà e poi lui non cerca certo una storia seria con una di quelle!
No, lui preferisce l’acqua azzurra, l’acqua chiara, una come Francesca insomma.
Eppur si scorda di lei, come ha fatto non sa, voleva fare un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.
Ma che si decida! Cosa vuole? L’acqua azzurra o l’acqua blu?
Le vuole entrambe ma alla fine, per fortuna, Francesca lo scopre e il salame dai capelli verde rame se ne va con un altro. No, non può essere lei! E invece sì, pirla!
Rimasto solo si ricorda di Linda, la trombamica con cui si divertiva prima di conoscere Francesca.
Oggi ha un anno di più, si sente solo e, cafone come non mai, si reca a casa dell’amica che non sente ormai da un anno.
Nessun preavviso, tanto si sa: le trombamiche sono sempre disponibili.
Stessa strada, stessa porta, suona ed ecco la figura di merda che si meritava piombargli addosso: “scusa! Credevo proprio che fossi sola!”.
Certo! Stava ad aspettare te!
Una situazione drammatica se si pensa al successo che ha avuto.
Del resto si sa, c’è un Mogol anche nelle migliori famiglie!

A. Pina

A. Pina

Operaia specializzata in produzione di miele di amenità, vivo e lavoro reclusa in un monoalveare a causa di un istinto suicida che mi porta all’irrefrenabile bisogno di pungere ogni umano che incontro. Lascio qui, sull’Apinacoteca, le mie memorie d’esiliata.