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Vendo Gadget! Anzi no.

Approvata alla Camera con 261 sì, 122 no e 15 ‘di cosa stiamo parlando?’, una norma che estende una legge del 1952 già riveduta e corretta nel 1993.
Ma zio Benito non è morto nel 1945? Ancora se ne parla?
Sì ma, aspettate! Qui si vuole bloccare la propaganda volta alla ricostituzione del partito!
Significa che se fondassi un nuovo partito con la stessa ideologia ma lo chiamassi, che ne so, Scontrosi mazzi d’Italia, potrei farlo senza incorrere in sanzioni penali?
Be, certo che sì! Non si potrebbe impedire l’evolvere di un ideale che nasce dal popolo, altrimenti sarebbe dittatura.
Quello che sembra si voglia impedire infatti, almeno da quel che riportano i giornali, non è il libero pensiero, ma la distribuzione di gadget raffiguranti il duce.
Paura ben risposta se ci pensate,  dal gadget al voler imporre il proprio volere con la forza è questione di un attimo; non avete visto che cosa è riuscita a combinare la Coca-Cola?

Vendita e produzione di gadget e ammennicoli vari.

Quindi, ricapitolando, posso alzare il braccio destro e posso vendere gadget raffiguranti Mussolini & co. se, e solo se, non rappresentano un mezzo di propaganda fascista.
Allora posso continuare a sentirmi libera?
Se dovessi scegliere come mezzo di comunicazione l’ambiguità non mi arresterebbero, giusto?
Posso vendere caricature raffiguranti un duce così ridicolo da risultare simpatico?
E l’edicolante di Predappio che vende souvenir col faccione del noto defunto locale? 
È salvo anche lui, vero? Quello è commercio turistico, non è propaganda.
Dico, è chiaro per tutti? 
Non è che adesso fioccano denunce a caso per mere antipatie?
Possiamo stare tranquilli e tornare a preoccuparci dello Ius soli adesso?
Mica per altro, ma i figli della bella abissina stanno ancora aspettando la cittadinanza. 
Oddio! Potevo scriverlo questo?

A. Pina

A. Pina

Operaia specializzata in produzione di miele di amenità, vivo e lavoro reclusa in un monoalveare a causa di un istinto suicida che mi porta all’irrefrenabile bisogno di pungere ogni umano che incontro.
Lascio qui, sull’Apinacoteca, le mie memorie d’esiliata.